Università degli studi di Catania - Facoltà di Ingegneria - Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura
Autore: Carmelo Cesare Schillagi
Relatore: Prof. Ing. Sebastiano D'Urso
Co-relatore: Ing. Alessandro Lo Faro
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Inquadramento Socio-Territoriale
L’urbanistica di Motta
La Situazione urbanistico-insediativa fin qui descritta risulta particolarmente influenzata dal regime delle acque e quindi dall'orografia del territorio. Questa condizione diventa tanto più evidente quanto più ci avviciniamo alla descrizione vera e propria dell'abitato di Motta. Per procedere con tale operazione non possiamo prescindere dal dare qualche suggestione di carattere storico, sebbene l'argomento sarà approfondito nel capitolo successivo.
L'atto fondativo che ha portato alla realizzazione e allo sviluppo del comune di Motta Sant'Anastasia come oggi lo conosciamo, avviene con la costruzione della Torre di avvistamento, il dongione, in pieno medioevo (1074) ad opera dei Normanni. Il luogo scelto dai conquistatori fu il neck per la sua indubbia posizione predominante rispetto la piana di Catania e per la possibilità di creare un collegamento visivo con la torre di Paternò e quindi con quella di Adrano, in un sistema difensivo a più retroguardie.
Una logica stringente accompagnerà lo sviluppo del borgo medievale fino ai giorni nostri. Il dongione viene collocato nella parte sommitale, mentre la cinta muraria sarà realizzata sfruttando al massimo il ciglio roccioso del neck (figura successiva, tappa 1). La micro edilizia residenziale e quella religiosa troveranno posto all’interno delle mura fintanto che l’area non viene completamente saturata (tappa 2). In questa fase il piccolo borgo possiede ancora una forma tondeggiante e rappresenterà il nucleo su cui si attesterà la futura espansione. Raggiunte le mura, fagocitate dalle abitazioni, il paese comincia la propria espansione extra moenia colonizzando il territorio appena fuori la porta d’acceso (tappa 3 e 4, quartiere Urnazza e successivamente quartiere Pietra Sciddichenti). Lo strapiombo roccioso impedisce la crescita concentrica uniforme: gli anelli si svilupperanno esclusivamente sul versante occidentale, lasciando il nucleo in posizione decentrata. La viabilità nata da tale evoluzione è tipica delle cittadine con matrice medievale prive di pianificazione e si ripropone fino a tutto l’ottocento. Molte vie vengono realizzate in piano assecondando le curve di livello, mentre la congiunzione trasversale è affidata a scalinate o ripide strade poste sulle linee di massima pendenza. Sebbene non si possa parlare di pianificazione vera e propria, le espansioni della seconda metà del novecento presentano schemi più regolari con maglia a scacchi o a pettine. In termini di distanza dal nucleo medievale, tuttavia, i nuovi quartieri proseguono la crescita per anelli concentrici (tappa 5).
Come vedremo nei paragrafi successivi, la futura espansione in concomitanza delle aree già edificate non ha trovato ancora una soluzione progettuale definitiva. Tuttavia è possibile leggere sul territorio alcune direttrici che con il passare del tempo acquisteranno sempre più importanza: si tratta del sistema di strade esterne all'abitato che costituiscono una sorta di circonvallazione. Ad ovest abbiamo via Giubileo 2000 di recente realizzazione e via Antonino Francaviglia; ad est la zona detta Ponte (via Carmuno Caruso) e la strada sotto le mura (via Vittorio Veneto e via Montalto). Questo nuovo limite probabilmente rappresenterà per Motta Sant'Anastasia ciò che un tempo furono le mura per il piccolo borgo medievale: i confini entro cui è lecito edificare fino a completa saturazione (tappa 6).
«L'uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l'occhio si ferma su una cosa, ed è quando l'ha riconosciuta per il segno d'un'altra cosa: un'impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d'acqua, il fiore dell'ibisco la fine dell'inferno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono.
Finalmente il viaggio conduce alla città di Tamara. Ci si addentra per vie fitte d'insegne che sporgono dai muri. L'occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa del cavadenti, il boccale la taverna, le alabarde il corpo di guardia, la stadera l'erbivendola.(…)
Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quelli che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l'uomo esce da Tamara senza averlo saputo. (…)»
Italo Calvino , 1972 (2).
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Scorci da cartolina del borgo medievale di Motta Sant’Anastasia. Immagini di Pino Schillagi. |
Nelle analisi illustrate nel seguito di questo lavoro (vedi il capitolo relativo alle schede di rilievo delle cortine edilizie) riusciremo a specificare meglio cosa effettivamente esiste di storico e di medievale all'interno di tale area. Possiamo anticipare sin da ora che tali aggettivi male descrivono una situazione particolarmente compromessa, riconducibile al periodo medievale esclusivamente per singoli edifici. Rimane da chiarire cosa intendere per centro. È indubbio che lo sviluppo dell'abitato abbia preso piede da questa zona e pertanto possa considerarsi il nucleo da cui si è originato tutto il resto, corretto chiamarlo centro. Poi si comincia a passeggiare per le sue viuzze sconnesse e scivolose, contare il numero di abitazioni abbandonate, osservare qualche vecchia catena arrugginita a separare ciò che è pubblico da ciò che è privato; vetri rotti e muri pericolanti; la chiesa principale inagibile: queste non sono le caratteristiche di un centro bensì di una periferia, una periferia storica.
La zona “dentro le mura” presenta un unico accesso carrabile composto dal prolungamento di piazza Umberto I che poi si trasforma in via Castello. Le pendenze di questa strada risultano particolarmente disagevoli, inoltre le condizioni del manto stradale risultano pericolosamente compromesse. Esistono poi due accessi con le scale: la scalidda che si inerpica sul costone roccioso del neck e via Sotto le Porte che costeggia il perimetro dell'antica cinta muraria sul versante occidentale. Il sistema stradale interno al borgo è organizzato per strade parallele alle curve di livello e strade trasversali, il più delle volte scalinate. Nella prima categoria rientrano via Immacolata, via Cavour, via regina Bianca, via Montegrappa, via Arrigo Rossi e le più piccole via Vincenzo Monti, via Ersilio Ferroni, via Montenero. Tra le strade con forti pendenze abbiamo la già citata via Castello e via Alessandro Manzoni mentre presentano parti gradinate via Ugo Foscolo, via Giacomo Leopardi, via Rovereto e tratti limitati di via Cavour, via regina Bianca e piazza Castello. Possono vantare una certa regolarità altimetrica le aree di piazza Castello, piazza Dante e piazza Immacolata, mentre piazza della Matrice, posizionata sul finire di via castello ed antistante alla chiesa Madre, si palesa come una sorta di raccordo tra vie e piazze che giacciono su più livelli.
È facile capire come l’arteria principale della zona sia costituita dal braccio di piazza Umberto primo e Via Castello. Qui, infatti, si affacciano gli edifici più importanti: tre sedi distaccate del Comune, la chiesa Madre, la chiesa di Santissima Maria delle Grazie, la sede dell’associazione Rione Vecchia Matrice nonché gli unici edifici a valenza commerciale. Nel resto del borgo ricoprono particolare importanza l’edificio del dongione, la chiesa dell’Immacolata ed altri edifici di proprietà della chiesa.
Superato lo scoglio relativo alla definizione e alla classificazione del borgo medievale, rimane da capire quale sistema di rapporti investe il resto del paese, come le varie parti interagiscano fra di loro, quali funzioni assolvono i diversi quartieri.
Motta è un paese che vive sulla strada, vive sulle piazze e da sempre ha attribuito particolare importanza a tali luoghi pubblici. Nella condizione attuale le arterie maggiormente trafficate sono quelle che gestiscono gli equilibri all'interno dell'abitato. Piazza Umberto I, un tempo slargo antistante le mura medievali, oggi si trova nel cuore del paese e assolve a tutta quella serie di funzioni tipiche di un importante spazio pubblico: rappresentativa, amministrativa, ricreativa, sociale. Da una parte la facciata principale del municipio, dall'altra la scintillante facciata della chiesa di Sant'Antonio di Padova: potere temporale e spirituale a confronto come nella migliore tradizione urbanistica. Le strade che entrano ed escono da piazza Umberto I godono di una certa importanza ed allo stesso tempo sono esse stesse ad attribuire importanza alla piazza in un binomio consolidato. Su queste si attestano le poche attività commerciali che ancora resistono all'interno del paese: bar, farmacia, panificio, tabaccheria, giornalaio. La via che attraversa da nord a sud la piazza si chiama via Vittorio Emanuele e nel suo tratto più basso è quella che una volta si chiamava Pietra Scillichenti a causa della sua forte pendenza. Questa strada viene integralmente definita dall'abitato presente all'inizio del novecento. Le altre due strade principali di attraversamento di Motta risultano parallele ad essa: la prima è composta dalla successione di via regina Elena, via Roma e via Vincenzo Bellini (da sud a nord) e fino agli anni 50 rappresentava per certi versi il limite occidentale dell'abitato; la seconda è composta dall'unione del viale della regione a sud e dal corso Sicilia nel tratto nord. Attualmente il viale della regione rappresenta il nuovo limite all'espansione del paese, infatti ad ovest di questo ricade la zona C dell'attuale piano regolatore generale del comune di Motta Sant'Anastasia.
Volendo riassumere possiamo dire che Motta possiede tre assi principali di attraversamento, paralleli tra di loro ma nati in periodi successivi. Ad accomunarli ulteriormente vi sono fondamentalmente tre aspetti: possiedono forti pendenze al limite della carrabilità automobilistica (con quote altimetriche crescenti da sud a nord); i tre assi hanno rappresentato, in periodi diversi, successivi limiti all'espansione dell'abitato; sono le vie su cui si attesta la quasi totalità delle attività commerciali del paese.
Se l'andamento di crescita urbana rimane invariato nei suoi dati quantitativi e qualitativi ben presto potremmo vantare un quarto asse di attraversamento, attualmente circonvallazione del paese: via giubileo 2000 (a nord) e via Antonino Francaviglia (a sud). Tuttavia, in questo caso le pendenze risulterebbero molto meno marcate a causa del lungo tragitto coperto.
Viale Carmunu Caruso, posizionato al limite nord est del paese edificato, riesce a raccordare i tre assi sopra descritti e svolge un ruolo particolarmente importante all'interno del sistema viario e non solo. Nel suo tratto detto zona ponte presenta una sezione stradale larga e pianeggiante nata dallo sventramento di un intero isolato fatto di case terrane. Queste caratteristiche, associate al panorama dei Sieli sul versante occidentale, hanno fatto sì che l'area assumesse valenze sociali e ricreative. Tuttavia non si può affermare che l'area del ponte abbia ricevuto un trattamento urbanistico degno della valenza riconosciutagli. Per questo motivo l'amministrazione comunale si è fatta carico negli ultimi anni di portare avanti un progetto che ridisegnasse gli spazi pubblici in modo da trovare una corrispondenza formale con l'importanza del luogo. Da circa due anni una manifestazione paesana dallo spirito giovanile ha reso omaggio a tale zona utilizzandone il nome: Pont Fest per l'appunto. Per il resto quest'area viene utilizzato durante le festività per la santa patrona di Motta o le rievocazioni storiche medievali nel mese di agosto.
1) - Per approfondire l’argomento sulla similitudine tra architettura e letteratura vedi Riva Franco (a cura di), LEGGERE LA CITTÀ - QUATTRO TESTI DI PAUL RICŒUR, Città Aperta Edizioni, Troina (EN), 2008.
Vedi anche la relativa analisi del testo: Schillagi Carmelo Cesare, “Leggere la Città di Paul Ricœur”, PETRA DURA, ARCHITETTURA E CONTORNI, ultima consultazione 10/01/2012.
2) - Tratto da Calvino Italo, “Le città e i Segni. 1”, LE CITTÀ INVISIBILI, Einaudi, Torino 1972, pag. 5-6.
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Approfondimento tesi - post pubblicati:
-Inquadramento Socio-Territoriale
----- Territorio
----- Urbanistica del comprensorio mottese
----- Urbanistica di Motta
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