mercoledì 15 febbraio 2012

Motta Sant'Anastasia - Urbanistica di Motta

Il testo a seguire è stato elaborato nell'abito degli studi per la tesi di laurea in Ingegneria Edile-Architettura, studi  relativi ad una proposta progettuale per gli spazi pubblici ricadenti nel centro storico medievale di Motta Sant'Anastasia. Il post è pubblicato come ampliamento, integrazione ed approfondimento della suddetta tesi.

Università degli studi di Catania - Facoltà di Ingegneria - Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura

Autore: Carmelo Cesare Schillagi
Relatore: Prof. Ing. Sebastiano D'Urso
Co-relatore: Ing. Alessandro Lo Faro
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Inquadramento Socio-Territoriale

L’urbanistica di Motta
La Situazione urbanistico-insediativa fin qui descritta risulta particolarmente influenzata dal regime delle acque e quindi dall'orografia del territorio. Questa condizione diventa tanto più evidente quanto più ci avviciniamo alla descrizione vera e propria dell'abitato di Motta. Per procedere con tale operazione non possiamo prescindere dal dare qualche suggestione di carattere storico, sebbene l'argomento sarà approfondito nel capitolo successivo.

L'atto fondativo che ha portato alla realizzazione e allo sviluppo del comune di Motta Sant'Anastasia come oggi lo conosciamo, avviene con la costruzione della Torre di avvistamento, il dongione, in pieno medioevo (1074) ad opera dei Normanni. Il luogo scelto dai conquistatori fu il neck per la sua indubbia posizione predominante rispetto la piana di Catania e per la possibilità di creare un collegamento visivo con la torre di Paternò e quindi con quella di Adrano, in un sistema difensivo a più retroguardie.
Una logica stringente accompagnerà lo sviluppo del borgo medievale fino ai giorni nostri. Il dongione viene collocato nella parte sommitale, mentre la cinta muraria sarà realizzata sfruttando al massimo il ciglio roccioso del neck (figura successiva, tappa 1). La micro edilizia residenziale e quella religiosa troveranno posto all’interno delle mura fintanto che l’area non viene completamente saturata (tappa 2). In questa fase il piccolo borgo possiede ancora una forma tondeggiante e rappresenterà il nucleo su cui si attesterà la futura espansione. Raggiunte le mura, fagocitate dalle abitazioni, il paese comincia la propria espansione extra moenia colonizzando il territorio appena fuori la porta d’acceso (tappa 3 e 4, quartiere Urnazza e successivamente quartiere Pietra Sciddichenti). Lo strapiombo roccioso impedisce la crescita concentrica uniforme: gli anelli si svilupperanno esclusivamente sul versante occidentale, lasciando il nucleo in posizione decentrata. La viabilità nata da tale evoluzione è tipica delle cittadine con matrice medievale prive di pianificazione e si ripropone fino a tutto l’ottocento. Molte vie vengono realizzate in piano assecondando le curve di livello, mentre la congiunzione trasversale è affidata a scalinate o ripide strade poste sulle linee di massima pendenza. Sebbene non si possa parlare di pianificazione vera e propria, le espansioni della seconda metà del novecento presentano schemi più regolari con maglia a scacchi o a pettine. In termini di distanza dal nucleo medievale, tuttavia, i nuovi quartieri proseguono la crescita per anelli concentrici (tappa 5).
Come vedremo nei paragrafi successivi, la futura espansione in concomitanza delle aree già edificate non ha trovato ancora una soluzione progettuale definitiva. Tuttavia è possibile leggere sul territorio alcune direttrici che con il passare del tempo acquisteranno sempre più importanza: si tratta del sistema di strade esterne all'abitato che costituiscono una sorta di circonvallazione. Ad ovest abbiamo via Giubileo 2000 di recente realizzazione e via Antonino Francaviglia; ad est la zona detta Ponte (via Carmuno Caruso) e la strada sotto le mura (via Vittorio Veneto e via Montalto). Questo nuovo limite probabilmente rappresenterà per Motta Sant'Anastasia ciò che un tempo furono le mura per il piccolo borgo medievale: i confini entro cui è lecito edificare fino a completa saturazione (tappa 6).

Tappe schematiche della crescita dell’abitato di Motta Sant’Anastasia. Inizialmente viene rappresentato il Dongione circondato dalla cinta muraria; Il tratteggio rappresenta la parte edificata di Motta Sant'Anastasia; infine viene segnato l'andamento della circonvallazione stradale come futuro limite all'edificato. Parte dell'area compresa dentro la circonvallazione ma non ancora edificata simboleggia l'attuale zona C.
Occorre sottolineare che la realtà edificatoria che ha riguardato Motta Sant'Anastasia non si esaurisce con quanto appena descritto e, come spesso accade, non può essere imbrigliata in uno o più schemi classici. Ad esempio è possibile affermare che vi siano stati sviluppi di tipo lineare sulla maggior parte delle strade di accesso al paese e questi abbiano dato l'incipit per la crescita radiale che possiamo leggere oggi. Tra queste ricadono tutte le strade che confluiscono in Piazza Umberto I, la piazza principale del pase, ovvero via Vittorio Emanuele (nel suo tratto a sud è la Pietra Sciddichenti) e via XX Settembre. La piazza stessa nasce dalle tradizionali aree di scambio che si venivano a creare all’ingresso delle cinte murarie in periodo medievale.

Strumenti per la lettura urbanistica del territorio. La perimetrazione dell’evoluzione diacronica è stata ripresa dalla relazione generale del Piano Regolatore (2006); l’individuazione dei limiti raccoglie in se indicazioni provenienti da vari strumenti; la viabilità è stata classificata in principale o secondaria rispetto al ruolo rivestito nell’ambito medio-piccolo dell’abitato. Come principali sono state considerate le strade che permettono l’accesso al paese , l’attraversamento o lo “scavalcamento” del abitato; secondarie le strade di collegamento tra quartieri. Le tavole sono state elaborate sulle aerofotogrammetrie (1:10.000 volo 1999) fornite dalla Provincia di Catania.
L'evoluzione diacronica dell'abitato mottese può risultare utile per capire quali aree possiedano un tessuto storico piuttosto che contemporaneo, ma poche informazioni restituiscono sulla realtà che le contraddistingue. Un'analisi spediva, fatta di passeggiate, spostamenti in automobile, vita vissuta, in altre parole un'analisi narrativa, può aiutarci a capire molto della città, la città intesa come un brano da saper leggere ed interpretare (1).
«L'uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l'occhio si ferma su una cosa, ed è quando l'ha riconosciuta per il segno d'un'altra cosa: un'impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d'acqua, il fiore dell'ibisco la fine dell'inferno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono.
Finalmente il viaggio conduce alla città di Tamara. Ci si addentra per vie fitte d'insegne che sporgono dai muri. L'occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa del cavadenti, il boccale la taverna, le alabarde il corpo di guardia, la stadera l'erbivendola.(…)
Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quelli che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l'uomo esce da Tamara senza averlo saputo. (…)»

Italo Calvino , 1972 (2).

Scorci da cartolina del borgo medievale di Motta Sant’Anastasia. Immagini di Pino Schillagi.
La coscienza paesana ricorre spesso all'uso di un termine ricco di significato, quasi tecnico, e che pertanto non possiamo evitare di analizzare: centro storico medievale. Questa dizione risuona di orgoglio e campanilismo; indica un'area ben definita e circoscrivibile, corrispondente alla zona inclusa dentro l'ipotetico tracciato della cinta muraria normanna. E’ qualcosa che viene descritta con gli occhi di un figlio devoto che guarda la madre terra. Qualcosa che è indiscutibilmente storico ed indiscutibilmente medievale, quindi buono, bello, prezioso, da rispettare. Le immagini che vengono alla mente assumono i contorni delle cartoline e descrivono una realtà sospesa tra storia e favola. Il borgo di Motta possiede tutti gli strumenti per dare adito a questa ricostruzione: un edificio inusuale come il dongione; panoramicità mozzafiato; la morfologia e la composizione del neck. Ma manca una parte della storia.

Nelle analisi illustrate nel seguito di questo lavoro (vedi il capitolo relativo alle schede di rilievo delle cortine edilizie) riusciremo a specificare meglio cosa effettivamente esiste di storico e di medievale all'interno di tale area. Possiamo anticipare sin da ora che tali aggettivi male descrivono una situazione particolarmente compromessa, riconducibile al periodo medievale esclusivamente per singoli edifici. Rimane da chiarire cosa intendere per centro. È indubbio che lo sviluppo dell'abitato abbia preso piede da questa zona e pertanto possa considerarsi il nucleo da cui si è originato tutto il resto, corretto chiamarlo centro. Poi si comincia a passeggiare per le sue viuzze sconnesse e scivolose, contare il numero di abitazioni abbandonate, osservare qualche vecchia catena arrugginita a separare ciò che è pubblico da ciò che è privato; vetri rotti e muri pericolanti; la chiesa principale inagibile: queste non sono le caratteristiche di un centro bensì di una periferia, una periferia storica.

Scorci del borgo medievale mottese ritraenti le periferia storica, intesa come discarica del passato. Un vecchio forno; due abitazioni del settecento ridotte in macerie; uno scorcio di via Cavour addobbata con fioriere in ferro; balcone pericolante in attesa di lavori.
Dismesse le funzioni dell'abitare, del rappresentare, del fornire servizi, rimane solo un tessuto che aspira alla marginalizzazione più totale. La posizione, che ormai è tutt'altro che centrale rispetto al paese costruito, e gli scarsi collegamenti infrastrutturali rafforzano la convinzione che si tratti di una periferia nell'accezione dispregiativa del termine: secondario, marginale, degradato. Non sono certo i pochi giorni di festa l’anno che restituiscono dignità e centralità a questa zona; non sono le macerie o i portavasi in simil ferro battuto che trasformano l'area in storica o medievale.

La zona “dentro le mura” presenta un unico accesso carrabile composto dal prolungamento di piazza Umberto I che poi si trasforma in via Castello. Le pendenze di questa strada risultano particolarmente disagevoli, inoltre le condizioni del manto stradale risultano pericolosamente compromesse. Esistono poi due accessi con le scale: la scalidda che si inerpica sul costone roccioso del neck e via Sotto le Porte che costeggia il perimetro dell'antica cinta muraria sul versante occidentale. Il sistema stradale interno al borgo è organizzato per strade parallele alle curve di livello e strade trasversali, il più delle volte scalinate. Nella prima categoria rientrano via Immacolata, via Cavour, via regina Bianca, via Montegrappa, via Arrigo Rossi e le più piccole via Vincenzo Monti, via Ersilio Ferroni, via Montenero. Tra le strade con forti pendenze abbiamo la già citata via Castello e via Alessandro Manzoni mentre presentano parti gradinate via Ugo Foscolo, via Giacomo Leopardi, via Rovereto e tratti limitati di via Cavour, via regina Bianca e piazza Castello. Possono vantare una certa regolarità altimetrica le aree di piazza Castello, piazza Dante e piazza Immacolata, mentre piazza della Matrice, posizionata sul finire di via castello ed antistante alla chiesa Madre, si palesa come una sorta di raccordo tra vie e piazze che giacciono su più livelli.
È facile capire come l’arteria principale della zona sia costituita dal braccio di piazza Umberto primo e Via Castello. Qui, infatti, si affacciano gli edifici più importanti: tre sedi distaccate del Comune, la chiesa Madre, la chiesa di Santissima Maria delle Grazie, la sede dell’associazione Rione Vecchia Matrice nonché gli unici edifici a valenza commerciale. Nel resto del borgo ricoprono particolare importanza l’edificio del dongione, la chiesa dell’Immacolata ed altri edifici di proprietà della chiesa.

Toponomastica relativa all’area di intervento, ed isolati ricadente all’interno della cinta muraria medievale in tutto o in parte. Tavola realizzata sulla scorta dell’aerofotogrammetria in scala originale 1:2000 (volo 2003) prodotta dal dipartimento di Urbanistica - Assessorato del Territorio e dell’ Ambiente della Regione Sicilia; fornita dall’Ufficio Tecnico del comune di Motta Sant’Anastasia.
L’area della periferia storica descritta finora coincide grosso modo con la perimetrazione progettuale che individueremo in seguito, specificando meglio le motivazioni che hanno portato a ricomprendere una zona piuttosto che un’altra. Per il momento basta sapere che i limiti a nord, est e sud seguono l’andamento del ciglio roccioso del neck, mentre ad ovest è piazza Umberto I che regola i confini. Occorre sottolineare che anche altre aree del paese possono tranquillamente essere considerate come periferia storica, ma si differenziano del nucleo intra moenia per il sistema di problematiche che le riguarda. Si tratta del quartiere Urnazza e della parte sud orientale del quartiere Pietra Sciddichenti. Il primo è calamitato da un lungo ed inesorabile scivolamento a valle della superficie argillosa sul substrato lavico del neck. La seconda risente di un’esasperata condizione orografica ed altimetrica, nonché di uno stato di abbandono particolarmente avanzato e sottovalutato.

Superato lo scoglio relativo alla definizione e alla classificazione del borgo medievale, rimane da capire quale sistema di rapporti investe il resto del paese, come le varie parti interagiscano fra di loro, quali funzioni assolvono i diversi quartieri.
Motta è un paese che vive sulla strada, vive sulle piazze e da sempre ha attribuito particolare importanza a tali luoghi pubblici. Nella condizione attuale le arterie maggiormente trafficate sono quelle che gestiscono gli equilibri all'interno dell'abitato. Piazza Umberto I, un tempo slargo antistante le mura medievali, oggi si trova nel cuore del paese e assolve a tutta quella serie di funzioni tipiche di un importante spazio pubblico: rappresentativa, amministrativa, ricreativa, sociale. Da una parte la facciata principale del municipio, dall'altra la scintillante facciata della chiesa di Sant'Antonio di Padova: potere temporale e spirituale a confronto come nella migliore tradizione urbanistica. Le strade che entrano ed escono da piazza Umberto I godono di una certa importanza ed allo stesso tempo sono esse stesse ad attribuire importanza alla piazza in un binomio consolidato. Su queste si attestano le poche attività commerciali che ancora resistono all'interno del paese: bar, farmacia, panificio, tabaccheria, giornalaio. La via che attraversa da nord a sud la piazza si chiama via Vittorio Emanuele e nel suo tratto più basso è quella che una volta si chiamava Pietra Scillichenti a causa della sua forte pendenza. Questa strada viene integralmente definita dall'abitato presente all'inizio del novecento. Le altre due strade principali di attraversamento di Motta risultano parallele ad essa: la prima è composta dalla successione di via regina Elena, via Roma e via Vincenzo Bellini (da sud a nord) e fino agli anni 50 rappresentava per certi versi il limite occidentale dell'abitato; la seconda è composta dall'unione del viale della regione a sud e dal corso Sicilia nel tratto nord. Attualmente il viale della regione rappresenta il nuovo limite all'espansione del paese, infatti ad ovest di questo ricade la zona C dell'attuale piano regolatore generale del comune di Motta Sant'Anastasia.
Volendo riassumere possiamo dire che Motta possiede tre assi principali di attraversamento, paralleli tra di loro ma nati in periodi successivi. Ad accomunarli ulteriormente vi sono fondamentalmente tre aspetti: possiedono forti pendenze al limite della carrabilità automobilistica (con quote altimetriche crescenti da sud a nord); i tre assi hanno rappresentato, in periodi diversi, successivi limiti all'espansione dell'abitato; sono le vie su cui si attesta la quasi totalità delle attività commerciali del paese.
Se l'andamento di crescita urbana rimane invariato nei suoi dati quantitativi e qualitativi ben presto potremmo vantare un quarto asse di attraversamento, attualmente circonvallazione del paese: via giubileo 2000 (a nord) e via Antonino Francaviglia (a sud). Tuttavia, in questo caso le pendenze risulterebbero molto meno marcate a causa del lungo tragitto coperto.
Viale Carmunu Caruso, posizionato al limite nord est del paese edificato, riesce a raccordare i tre assi sopra descritti e svolge un ruolo particolarmente importante all'interno del sistema viario e non solo. Nel suo tratto detto zona ponte presenta una sezione stradale larga e pianeggiante nata dallo sventramento di un intero isolato fatto di case terrane. Queste caratteristiche, associate al panorama dei Sieli sul versante occidentale, hanno fatto sì che l'area assumesse valenze sociali e ricreative. Tuttavia non si può affermare che l'area del ponte abbia ricevuto un trattamento urbanistico degno della valenza riconosciutagli. Per questo motivo l'amministrazione comunale si è fatta carico negli ultimi anni di portare avanti un progetto che ridisegnasse gli spazi pubblici in modo da trovare una corrispondenza formale con l'importanza del luogo. Da circa due anni una manifestazione paesana dallo spirito giovanile ha reso omaggio a tale zona utilizzandone il nome: Pont Fest per l'appunto. Per il resto quest'area viene utilizzato durante le festività per la santa patrona di Motta o le rievocazioni storiche medievali nel mese di agosto.

Individuazione degli assi in nero da sinistra verso destra: un tratto della circonvallazione mottese con foto su via Antonino Francaviglia; l'asse di attraversamento di viale della Regione e corso Sicilia (foto 2); l'asse di attraversamento di via regina Elena, via Roma, e via Vincenzo Bellini (foto 3); l’asse di attraversamento originario di via Vittorio Emanuele (ex pietra scillichenti, foto 4). Tutte le immagini ritraggono le strade da sud verso nord e mostrano le pendenze che le interessano. Fonte:google maps e google street view 2012.
Zona ponte su viale Carmunu Caruso: Panoramica del versante est; individuazione dell’area sul confine tra paese costruito e vallata dei Sieli; statua raffigurante il poeta dialettale mottese Carmunu Caruso. Immagini di Pino Schillagi; vista satellitare di google maps 2012
La strada sotto le mura composta dal congiungimento di via Vincenzo Bellini e via Montaldo rappresenta un circuito di eccezionale interesse al livello culturale, paesaggistico e naturalistico. Da qui, infatti, è possibile osservare il neck emergere dalle lande argillose dei Sieli, nonché ammirare le architetture del borgo costruite a ridosso del ciglio roccioso. Il suo andamento segue il perimetro del neck stesso; questo negli anni ha causato particolari disagi dovuti al distaccamento di massi di basalto lavico successivamente rovinati sul manto stradale tanto da rendere necessari interventi di consolidamento a mezzo reti metalliche e cavi in acciaio. Tuttavia questa arteria non è mai stata utilizzata per il suo pieno potenziale se non come circonvallazione, alternativa al passaggio in automobile in centro storico.

Versante sud del neck. In alto si riconosce la sagoma del dongione e di altre architetture realizzate sul ciglio roccioso;in basso è possibile notare un muro di contenimento che accoglie la strada sotto le mura (via Vittorio Veneto e via Montalto).
Note:
1) - Per approfondire l’argomento sulla similitudine tra architettura e letteratura vedi Riva Franco (a cura di), LEGGERE LA CITTÀ - QUATTRO TESTI DI PAUL RICŒUR, Città Aperta Edizioni, Troina (EN), 2008.
Vedi anche la relativa analisi del testo: Schillagi Carmelo Cesare, “Leggere la Città di Paul Ricœur”, PETRA DURA, ARCHITETTURA E CONTORNI,  ultima consultazione 10/01/2012.
2) - Tratto da Calvino Italo, “Le città e i Segni. 1”, LE CITTÀ INVISIBILI, Einaudi, Torino 1972, pag. 5-6.
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Approfondimento tesi - post pubblicati:
-Inquadramento Socio-Territoriale
----- Territorio
----- Urbanistica del comprensorio mottese
----- Urbanistica di Motta

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